
Tutti conoscono la terribile piaga della pedofilia. Molti sono al corrente della delicata problematica degli abusi collettivi sui minori, come potrebbe potenzialmente essere il caso ancora aperto della scuola materna di Rignano. Quasi nessuno ha invece la coscienza di un argomento che sta purtroppo assumendo un ruolo sempre più importante nel coinvolgimento della salute psichica dei nostri bambini, di ogni ceto e livello sociale: quello delle false accuse di abusi nell’ambito delle separazioni conflittuali tra coniugi.
Sacro é il diritto di tutti i minori di essere difesi da violenze di ogni genere perpetrate ai loro danni da adulti, che siano genitori o estranei; intoccabile rimane quindi il diritto-dovere di ogni cittadino di informare le competenti Autorità Giudiziarie riguardo a queste situazioni.
In questo ambito, però, le accuse di reati di presunti abusi presentate da un genitore verso l’altro stanno diventando sempre più un mezzo semplice, privo di rischi, direi quasi legalizzato nelle mani di madri o padri che hanno perso il proprio controllo, usato allo scopo di ottenere vantaggi legali, di escludere l’altro coniuge dalla/e vita/e del/i comune figlio/i, di punire e distruggere umanamente e socialmente una persona che un tempo si amava ma che adesso per qualche motivo si detesta, mettendo però in questo modo fortemente a repentaglio l’integrità psico fisica di una innocente creatura.
Per esempio, basta un semplice “il bambino/la bambina mi riferisce che suo padre lo/la tocca mentre fa il bagno”, rafforzato magari da qualche testimonianza indiretta e vaga di amici o parenti ed infiocchettato da un legale prezzolato che tutto ha da guadagnare da un contenzioso lungo e tribolato, che immediatamente si innescano tutta un serie di reazioni a catena. La prima conseguenza delle quali, nella maggior parte dei casi, è l’esclusione immediata e quasi completa del genitore accusato dalla vita del/lla/i figlio/a/i. Talvolta trascorrono mesi o anni, durante i quali l’adulto accusato ed il minore/i sono sottoposti ai più allucinanti e vergognosi soprusi sui diritti e sulla dignità di entrambi. Soprattutto in casi di “grandi minori”, cioé di bambini/e non autosufficienti o nella delicata età di dipendenza dell’unica figura genitoriale che in questo modo si trovano costretti a frequentare, talvolta sono loro stessi che ad un certo punto iniziano a “collaborare” inconsciamente con il genitore accusatore (sindrome da alienazione parenterale), ingarbugliando ancora di più la matassa, minando ancora di più l’equilibrio e la serenità sociale dell’altro coniuge coinvolto.
Nessuno restituirà all’accusato/a ed a suo figlio/a/i il tempo perduto, il rapporto interrotto, la serenità e la salute psichica smarrita, le violenze morali e materiali gratuite ricevute. Dopo mesi, anni, di questa situazione, nessuno pagherà le conseguenze: le procure archiviano i procedimenti per calunnia, i giudici civili non hanno il coraggio di modificare “per il bene del bambino” un’inevitabile “stato di fatto” della situazione. Quelli che pagheranno saranno soprattutto i minori, nel futuro, in termini di conseguenze psichiche di quanto hanno subito. Le figure professionali che entrano in gioco in questa catena non sempre appaiono preparate ad affrontare, come tempismo e come qualità di interventi, queste situazioni. Vi sono procedimenti giudiziari che si trascinano per tempi inaccettabilmente lunghi ed inadeguati alle esigenze di un minore che sta crescendo. Vi sono discrepanze clamorose nella gestione di vicende similari tra una zona geografica e l’altra.
Alcuni genitori, vittime nella loro esperienza diretta di questo attuale stato di cose e spettatori impotenti di fronte ai soprusi ed alle violenze psichiche che hanno subito loro stessi ed i loro figli, hanno organizzato con l’appoggio di alcune associazioni un Convegno a Firenze il 19 e 20 ottobre prossimi.
Verrà imbastito un costruttivo confronto tra le varie componenti che entrano in gioco in queste situazioni (magistrati, autorità di polizia, criminologi, servizi sociali, psicologi, psichiatri, avvocati, istituzioni, associazioni di tutela delle madri); verranno presi come spunto i racconti di alcuni casi emblematici, narrati dagli stessi genitori coinvolti. Tutto questo affinché in futuro siano messe a disposizione dei cittadini e dei minori tutte le armi, a partire da quelle normative, utili a difendere i loro diritti e la loro tutela psico fisica.
Dr. Stefano Bianchi
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